Arte e Mercato. Sulla questione sono state scritte innumerevoli e ampie riflessioni, mentre fiere internazionali, gallerie, case d’asta, indici di mercato ed eventi dedicati alla compravendita dei beni artistici mostrano quanto l’arte rappresenti (anche) un attraente prodotto dall’indiscusso valore economico.

Il sistema dell’arte è complesso e articolato, e vede l’interazione di diversi attori che concorrono tanto alla produzione artistica che alla sua circolazione. Il mercato dell’arte presenta inoltre specificità notevoli rispetto al mercato tradizionale, e negli ultimi anni, attraversa cambiamenti a livello strutturale, inglobando fenomeni eterogenei e intessendo relazioni internazionali.

Ci si chiede allora se l’opera d’arte possieda un valore economico o se è possibile analizzarne l’andamento sul mercato prevedendone le future fluttuazioni. Soprattutto oggi, in una società sempre più globalizzata e dinamica, è importante comprendere la relazione esistente tra valore estetico e valore economico dell’opera d’arte per considerarla nella sua essenza globale e storica. L’arte è sempre un fenomeno della cultura contemporanea e come tale va analizzato da una prospettiva ampia e onnicomprensiva, in grado di inglobarne tutti gli aspetti.

Il collezionismo, un fenomeno storico ma attuale


L’arte di collezionare l’arte: mecenatismo, collezionismo e mercato dell’arte

La storia dell’arte è ricchissima di produzioni finanziate interamente da grandi committenti tra celebrazione religiosa e autocelebrazione profana. Mecenatismo e collezionismo sono due fenomeni storici ma anche attuali, due realtà che attestano, seppur nelle loro distinte dinamiche, la presenza di una rete di relazioni tra artisti, committenti e fruitori all’insegna di una circolazione che non è solo culturale ma anche economica.

A partire dagli anni Sessanta, poi, durante la fase di ripresa economica, hanno cominciato a definirsi relazioni sempre più attive tra gli stakeholders del sistema dell’arte. I collezionisti hanno acquisito un rilievo pari ai grandi mecenati del passato alimentando la circolazione di opere a livello globale. Dall’altra parte, lo Stato delinea politiche culturali, di finanziamento e sostegno all’arte e alla cultura, e allo stesso tempo, tutela il patrimonio artistico nazionale attraverso la presenza di musei e gallerie nazionali.

Il mercato dell’arte con le sue dinamiche ha cominciato così ad assumere la sua fisionomia peculiare quale punto di incontro tra produzione e promozione artistica. Oltre al suo valore culturale, l’opera d’arte ha acquistato un valore che potremmo definire “cultuale”, legato al possesso del bene ma anche alla valutazione del mercato. La domanda di beni artistici è aumentata proporzionalmente alla crescita del benessere influenzando i meccanismi delle quotazioni di mercato. Le opere d’arte sono diventate riflesso dello status quo individuale, oltre che una forma di investimento vantaggiosa, alimentata da legislazioni fiscali interessanti in molti Paesi.


Un valore per il territorio: le esternalità dell’arte e della cultura

È indiscusso che la presenza dell’arte e della cultura sia in grado di generare benefici non solo in termini di fruizione personale ma anche ripercussioni indirette sul territorio e sul contesto circostante. Si tratta di una esternalità che appartiene tanto ai beni artistici quanto in generale a tutte le attività culturali che migliorano la qualità della vita collettiva, anche in termini economici.

Esiste infatti un effetto chiamato “effetto moltiplicatore” e riguarda proprio la capacità del bene culturale di generare impatti indiretti, attivando interazioni commerciali secondarie. Un museo, in quanto istituzione culturale, genera conseguenze notevoli sul territorio. Un’istituzione museale consente infatti la fruizione delle opere, agendo come contenitore, e al tempo stesso genera esternalità a favore di terzi. Una città turistica, nota per la presenza di edifici di interesse culturale e artistico, accelera ad esempio dinamiche positive in termini di servizi, trasporti, ristorazione ma anche produzione strumentale. Tale evidenza mostra già un diffuso e incontrovertibile comportamento economico del bene artistico.

Un patrimonio da tutelare e fruire

L’arte è allora patrimonio da tutelare e fruire, espressione culturale dinamica che appartiene alla collettività. L’arte è creazione di valore che contribuisce allo sviluppo sociale. Più precisamente, i beni culturali e artistici del passato sono una testimonianza storica e possiedono una componente estetica e immateriale, simbolica e non riproducibile, accanto a una realtà sociale.

Nel loro essere manifestazione di interesse collettivo, si collocano in una posizione intermedia tra bene pubblico e privato. Tale caratteristica rappresenta una sfida ­­­­in termini di regolazione, oltre che un fattore che influenza la percezione del bene da parte del consumatore. Anche un’opera d’arte, con la sua capacità di rispondere a un bisogno di fruizione ed esperienza del bello che è universale, si colloca in un territorio intermedio tra pubblico e privato, soprattutto quando l’opera è legata a un artista storicamente rilevante.

 

L’opera d’arte è un prodotto di mercato? Le riflessioni dell’economia dell’arte

Nel 1976, l’artista Francis Bacon realizza un trittico nella tecnica a olio e pastelli su tela. Un’opera fondamentale all’interno del corpus di lavori dell’artista, una riflessione sul corpo, presenza millenaria, in una composizione interessante giocata sulla figurazione, dove non mancano riferimenti alla letteratura. Nel 2008, il Trittico 1976 è stato venduto per 85,5 milioni di $. Il nome del suo acquirente è Roman Abramovich.

Quali sono le dinamiche che hanno spinto il collezionista a manifestare il suo interesse verso l’opera?
Quali sono le caratteristiche che rendono l’opera attrattiva sul mercato?

 

Francis Bacon, Triptych, 1976

Se l’arte possiede un valore economico verrebbe da pensare che un’opera sia un prodotto sul mercato affine a tutte le altre creazioni e ai servizi destinati alla vendita. Esiste una disciplina chiamata “economia dell’arte” che cerca di fornire risposte sulla relazione tra arte e dimensione economica studiando il comportamento di produttori e consumatori. La sua è una prospettiva economica ma attenta alle peculiarità del bene artistico. Si tratta di un settore recente dell’economia politica che analizza l’economia relativa alla creazione, distribuzione e consumo di opere d’arte.

Sebbene, un’opera d’arte possa essere sottoposta a una valutazione stilistica ed economica, i meccanismi del mercato dell’arte seguono dinamiche diverse rispetto al mercato destinato alla compravendita di altri prodotti. Tecnicamente, un mercato può essere definito come lo spazio destinato all’acquisto e alla vendita di prodotti e servizi, in cui si incontrano domanda e offerta determinando un prezzo. Proprio la relazione tra domanda e offerta fa sì che esista una sorta di autoregolazione che conduce a un equilibrio. Cosa accade, invece, se il cosiddetto prodotto è un’opera d’arte?

Una riflessione, una domanda, che al momento vogliamo lasciare aperta e che chiudiamo nel post blog della prossima settimana.

 

Bibliografia:
Baumol W.J. – Bowen W. G., Performing Arts, the Economic Dilemma, The Twentieth Century Fund, New York, 1966.
Bonito Oliva A., Italia 2000 Arte e sistema dell’arte. Milano, Giampaolo Prearo Editore, 2000.
Frey B. S., Arts & Economics. Analysis & Cultural Policy. Berlino, Springer- Verlag, 2000.
Herchenröeder C., Il Mercato dell’arte. Milano, Bompiani, 1980.
Rascon C., Para entender la economia del arte, Nostra Ediciones, 2009.
Schiavone G., El mercado del arte: reflexiones acerca de una perpetua antítesis, febbraio 2019.